contro i tagli della Regione
Lasciate la vostra firma
di Gianpaolo Carbonetto
UDINE. Che le situazioni di pericolo riescano a unire per cercare la salvezza insieme, invece che a dividere per salvarsi a scapito degli altri è un gran bel segno. Forse l’unico positivo che esce dalla disgraziata vicenda dell’abnorme taglio deciso dal presidente Tondo, dall’assessore alla Cultura Molinaro e dagli altri componenti la giunta, nei confronti della cultura in generale e del teatro in particolare. Abnorme, dicevo, perché a fronte di un decurtamento delle disponibilità del bilancio regionale generale del 5,7% nel 2010 rispetto al 2009, quello previsto per la Cultura cala del 46,94% passando da 49 a 46 milioni di euro.
Si è tutti d’accordo sul fatto che la sanità non può essere indebolita, ma sul resto è tutto da discutere, mentre, invece, sulla cultura si è colpito in maniera durissima e aprioristica, a dimostrazione ulteriore che chi ci sta governando di culturale ha davvero ben poco.
Nel giustificare i tagli, infatti, Tondo ha detto che si vanno a colpire gli sprechi. E se davvero si pensa che investire sulla cultura è uno spreco, i casi sono due: o non si capisce che soltanto una vera cultura, il più diffusa possibile, può metterci al riparo da altre crisi economiche e politiche della portata di quella che stiamo attraversando, o lo si capisce benissimo e si è convinti che la cultura possa essere soltanto un fastidioso impedimento perché porta automaticamente con sé – chiuque sia al potere – controlli e dissensi.
E così al Palamostre, sulla preziosa traccia unitaria di ScenAperta per la cui idea e testarda realizzazione non si finirà mai di ringraziare abbastanza l’ex assessore Gianna Malisani e coloro che l’hanno convintamente aiutata, si sono visti assieme tutte le organizzazioni teatrali regionali, gli attori, gli addetti. E anche qualche politico tra cui sono intervenuti l’ex assessore regionale Roberto Antonaz, il consigliere regionale Piero Colussi e il sindaco di Udine Furio Honsell. Tutti a ribadire che il teatro non soltanto è necessario dal punto di vista culturale, ma anche che è anche normale lavoro e fonte di reddito per almeno un migliaio di lavoratori che rischieranno di restare senza guadagni se questa aprioristica – e quindi insensata – decisione regionale sarà portata avanti.
Al termine è cominciata una raccolta di firme alla quale volentieri diamo una mano mettendo a disposizione questo spazio informatico per dare accoglienza a firme e commenti di coloro che ritengono che il teatro sia un bene non di èlite, bensì che sia di primaria importanza non perché – pur se è vero – aiuti a costruire cittadini migliori, ma in quanto li stimola a pensare e, quindi, li rende liberi perché quello del pensare è un vizio che una volta preso non ti abbandona più.
(25 novembre 2009)
firmate su
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